Timo: impiego alimentare e storia…

Timo: impiego alimentare e storia…

Timo (Thymus vulgaris) Il suo impiego alimentare è dovuto non solo alle caratteristiche aromatiche, ma anche a quelle antisettiche che facilitano la conservazione dei cibi.

Per marinare la carne o i pesci si possono usare l’olio o l’aceto di timo, facendo macerare qualche rametto, per almeno 20 giorni, in un buon olio extravergine di oliva o in un buon aceto di vino.

Il nome scientifico Thymus deriva dall’egizio tham, una pianta usata nelle imbalsamazioni, ripreso dai Greci con il significato di “pianta profumata”.

I Greci, infatti, apprezzarono moltissimo un miele ricavato dai fiori di una specie di timo molto comune sui monti d’Atene; al timo attribuivano virtù straordinarie per curare le “malattie di petto” e per i “dolori articolari”.

I Romani cominciarono a introdurre il timo in cucina, e a profumare con esso vini e formaggi, tramandandolo ai posteri.

Quando non esistevano i frigoriferi, il timo veniva impiegato per la conservazione degli alimenti, vista la notevole presenza di olio essenziale che impediva la putrefazione (non per niente gli Egizi, come abbiamo visto, lo usavano nelle imbalsamazioni).

Numerosi sono, oggi, gli impieghi in fitoterapia. Viene usato, infatti, come “bagno rinforzante” per i bambini: come infuso per lavare ferite o piaghe, come decotto contro la tosse spasmodica; come infuso contro la digestione difficile; come suffumigio, per eliminare i segni di affaticamento del viso.

 

Fonte: tratto dal libro Principi di Scienza dell’Alimentazione – di Graziella Castelli e Paola Paradisi – Le Monnier, ed. marzo 2002
Fonte immagine: File:Thymus vulgaris 001.JPG – Wikimedia Commons

 




Alimentazione Sana

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