Carne rossa sì o no? Semaforo verde, a patto che il consumo sia moderato…

Carne rossa sì o no? Semaforo verde, a patto che il consumo sia moderato…

Mangiare carne rossa fa male. Anzi, no, fa bene. O, perlomeno, non è nocivo. A movimentare il dibattito su un tema da sempre assai discusso è arrivata la pubblicazione sugli Annals of Internal Medicine dei risultati di cinque revisioni sistematiche di studi clinici randomizzati (su 54mila persone) e osservazionali (su qualche milione di partecipanti) a opera dei ricercatori del gruppo indipendente NutriRECS. Risultati, ai quali è poi stata data ampia visibilità mediatica, che evidenzierebbero una diminuzione debolmente significativa di patologie cardiovascolari, tumori o diabete legata a una diminuzione nel consumo di carne e solo una piccola riduzione del pericolo in chi ne mangia di meno.

A questo punto i dati sono stati girati a un campione rappresentativo di 14 esperti che a larga maggioranza ha considerato controproducente raccomandare in maniera indiscriminata una limitazione a tavola di carni rosse e lavorate fino a che non si giungerà a evidenze più solide a sostegno dei loro effetti nocivi sulla salute.

Tutto questo quando, invece, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on cancer (lare), classifica la carne rossa come «probabilmente cancerogena» e la carne rossa lavorata (insaccati e salumi) come «sicuramente cancerogena».

«Queste revisioni non dicono nulla di nuovo, ma, purtroppo, ingarbugliano le idee già confuse dei consumatori», commenta Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca del Centro di ricerca Crea alimenti e nutrizione e presidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione (Sisa). Nel mirino il fatto che il panel di esperti sostenga di non poter dare raccomandazioni in quanto le evidenze scientifiche sarebbero di basso grado. «Qui c’è l’errore fondamentale», spiega Ghiselli, «perché è incontrovertibile che un consumo elevato di carni rosse e di carni conservate sia legato alla patologia».

Nel 2013, per esempio, il Progetto Epic (European prospective investigation into cancer and nutrition), promosso dall’Unione Europea e dallo larc, condotto con oltre mezzo milione di partecipanti in tutto il continente, ha confermato un’associazione tra consumo di carni lavorate e morti premature per malattie cardiovascolari e per cancro, soprattutto al colon-retto e al seno. Restano da scoprire i meccanismi alla base di questo legame, ma, in attesa di certezze scientifiche, prosegue Ghiselli, «è cosa corretta ammonire la popolazione sui possibili rischi. Nessuno ha mai detto di non consumare carne rossa, abbiamo sempre e solo raccomandato di consumarne in quantità modesta».

Il World Cancer Research Fund raccomanda non più di tre porzioni a settimana (circa 350-500 g) e lo larc di non superare comunque il mezzo chilo. «Più delicato», prosegue il nutrizionista, «il discorso sulla carne processata, poiché non siamo in grado di stabilire una quantità sicuramente esente da rischi». Quindi che consigliare ai consumatori? «Di continuare a seguire le raccomandazioni degli organismi citati. Non c’è alcun motivo per cambiarle, almeno per il momento».

 

Fonte: Ok Salute e Benessere, novembre 2019
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