Pesce azzurro: una scelta consapevole, per la salute e per l’ambiente!

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Ne è ricco il nostro mare, il che va a vantaggio della qualità e del prezzo. Alici e palamite, due degni rappresentanti della famiglia del pesce azzurro…

Il cacciatore e la sua preda. In realtà sono due pesci: la palamita, dalla bocca ampia e con denti affilati e taglienti, e le alici, dal corpo affusolato lungo al massimo 20 centimetri. Un cacciatore e una preda che appartengono entrambi alla grande famiglia dei pesci azzurri insieme ad aguglie, pesci sciabola, sardine, sgombri, sugarelli che rappresentano una voce importante della nostra pesca. 

  • La grande diffusione nel Mediterraneo del pesce azzurro lo rende poco costoso, sminuendo forse le sue grandi doti di qualità, freschezza e sapore. Qualità perché apporta proteine e acidi grassi omega 3, minerali (calcio, ferro, fosforo e selenio) e vitamine del gruppo B (riboflavina e niacina).

Freschezza perché non deve percorrere migliaia di chilometri per arrivare ai nostri mercati. Sapore perché ha un gusto intenso e inconfondibile che la cucina tradizionale italiana ha saputo valorizzare in mille ricette. Marinate, in salamoia, fritte, in tegame, al forno, crude sul pane con un po’ di burro, le alici sono protagoniste dal tempo dei romani, che le mettevano sotto sale e ne ricavavano il garum, una salsa usata come condimento.

La palamita viene cucinata alla griglia, in forno, in umido, usata nella preparazione di polpette o come ragù, ma anche tagliata a fette sottili, condita con olio e limone e messa sott’olio, diventando una prelibatezza anche superiore al tonno.

  • In effetti, il suo aspetto è simile a un piccolo tonno, ma la palamita ha carni più saporite: nei nostri mari vengono per lo più pescati esemplari da 1 a 5 kg e non va confusa con il tonnetto striato (dal quale si distingue per le striature dorsali oblique) e con il tonno a pinna gialla (che ha le pinne dorsali più lunghe).

Mare-nostrum

Tanto l’alice quanto la palamita abbondano nell’Adriatico, nel canale di Sicilia e nel Golfo di Genova; le prime tra la primavera e l’autunno vivono vicino alla costa spostandosi in branchi e quando le temperature scendono si rifugiano in profondità. Vivono in media circa 3 anni e sono particolarmente prolifiche, tanto che un esemplare femmina può deporre fino a 40 mila uova. I branchi di palamita sono presenti nei nostri mari in particolare nel periodo di maggio-giugno e da fine settembre a novembre quando arrivano per la riproduzione.

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Il consiglio degli esperti è di incrementare il consumo di questi pesci non solo per gli aspetti nutrizionali, ma anche per motivi di sostenibilità ambientale.

La Fao ha calcolato che il 76 per cento delle riserve mondiali di pesce è già sovrasfruttato e alcune specie sono in via di estinzione. Il contributo che possiamo dare come consumatori è di diminuire il consumo di pesci più bersagliati come tonni, merluzzi e sogliole, e privilegiare prodotti nazionali che possono contare su delle buone riserve.

Secondo il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali delle oltre 700 specie commestibili solo il 10 per cento circa è effettivamente commercializzato: tra le specie poco utilizzate molte fanno parte della famiglia del pesce azzurro che, invece, sono preponderanti nelle catture dei nostri mari e protagoniste della dieta mediterranea.

 

Fonte: Nuovo Consumo, aprile 2016

 




Alimentazione Sana

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