Grano Solina: una farina perfetta per pane casereccio e pasta fatta in casa!

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In tutto l’Abruzzo interno, quando si parla di grano, si fa riferimento alla varietà Solina.

Esistono detti popolari che testimoniano la stretta connessione tra questa varietà e la vita della gente abruzzese. Si dice, ad esempio, “quella di Solina aggiusta tutte le farine”, oppure “se il contadino vuole andare al mulino, deve seminare la Solina”.

Un tempo era apprezzata soprattutto per la costanza produttiva che garantiva la sopravvivenza delle famiglie contadine. Si tratta di una varietà di frumento tenero molto antica: fonti storiche testimoniano la sua coltivazione in Abruzzo all’inizio del XVI secolo. Agli inizi del XX secolo è stata utilizzata dal famoso genetista italiano Nazareno Strampelli per alcuni esperimenti e incroci con altre varietà locali.

È un grano caratteristico delle zone montane e marginali del Gran Sasso, soprattutto la parte interna del massiccio sul versante aquilano, dove il freddo e le quote elevate permettono di ottenere una qualità eccellente.

  • Dal grano Solina si ricava una farina poco tenace e adatta alle lavorazioni manuali. Il suo impiego ideale è la preparazione del pane casereccio e della pasta fatta in casa. Due ricette su tutte: la classica sfoglia tagliata a fazzoletti e utilizzata nei timballi e le scrippelle (le crèpes tipiche de teramano) in brodo.

Poco adatta alle moderne tecnologie di produzione, che richiedono grani ad alto contenuto di glutine, la farina di Solina dona ai prodotti da forno e alla pasta fatta in casa sapori inaspettati, quasi dimenticati.

Una decina di agricoltori della zona montana, riuniti in una cooperativa, portano avanti il recupero e la valorizzazione di questa varietà antica, coltivandolo alle abitudini maggiori più adatte, seguendo i principi dell’agricoltura biologica e cercando di promuovere presso gli artigiani locali l’utilizzo della farina per la preparazione di pasta e di pane.

Scopri di più sul sito di Slow Food, a questo link.

 

Fonte: un articolo di Francesca Baldereschi, tratto da Nuovo Consumo, aprile 2017

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