La scoperta delle bacche!

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Dallo chef stellato René Redzepi a Oprah Winfrey, dagli etnobotanici agli antropologi: tutti pazzi per il “foraging”…

Il nome è nuovo, la pratica è antica quanto il mondo contadino, quando era normale raccogliere frutti ed erbe selvatiche e riempire la dispensa senza carrello né scontrino. Adesso il “foraging” è entrato nel modello aspirazionale, complice la fascinazione esercitata da chef come Renè Redzepi con il suo stellatissimo Noma di Copenaghen.

Se la sapienza degli anziani è andata perduta, niente paura: si moltiplicano corsi e manuali per imparare a riconoscere cinorridi (bacche di rosa canina) e gazzozzole (quelle di cipresso), muschi e licheni. I doni della natura del botanico inglese Richard Mabey, aiuta i principianti che non distinguono un crespino da un bulbocastano piriforme.

In America vanno matti per il mugolio, estratto di gemme di pino mugo, consigliato in televisione da Oprah Winfrey, in Australia vogliono le corniole. Ma piacciono anche l’aglio della regina, il tarassaco. il ketchup di rosa, l’erba sgrizoi al sapore di liquirizia.

  • Valeria Margherita Mosca, antropologa ed etnobotanica ha creato Wood’ing, un ecosistema, un laboratorio e una scuola dove insegna a usare foglie, cortecce, bacche e fiori.
  • Eleonora Matarrese ha appena pubblicato La cuoca selvatica (Bompiani), un libro di ricette per portare la natura in tavola. Ma abita in un bosco della Brianza, beata lei…

 

Fonte: tratto da un bel servizio di Roselina Salemi su Io Donna, 30 giugno 2018

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