Albicocche del Vesuvio: (presidio Slow Food)…

Risultati immagini per albicocche del vesuvio

Estremamente dolci, di qualità organolettica superiore alle moderne varietà, ma più delicate e deperibili e quindi di difficile gestione nei mercati ortofrutticoli moderni.

Le albicocche del Vesuvio hanno nomi curiosi — boccuccia, pellecchiella, vitillo, cafona, vicienzo e’ maria ecc. — e sono la testimonianza di un’intensa attività di selezione varietale svolta nei secoli dai contadini vesuviani per ottenere il meglio da una delle risorse più redditizie di questa terra.

Delle circa 100 cultivar riportate nella letteratura ne sono state rintracciate ancora una settantina, ma la maggior parte è sopravvissuta e ospitata in campi di collezione varietale.

Una quindicina di cultivar di albicocco invece è ancora presente in campo, in un’area del Vesuvio che va dai 50 ai 150 metri di altitudine sopra il livello del mare, in aziende di piccole dimensioni. La raccolta avviene tra giugno e luglio ed è manuale. Dopo il raccolto, le albicocche sono portate subito al mercato per poterle gustare al punto giusto di maturazione, nel momento in cui la loro qualità è migliore, oppure per trasformarle in confetture e pasticceria.

  • Il Presidio Slow Food vuole rilanciarle, salvaguardando la biodiversità varietale, tutelando i vecchi impianti, individuando le cultivar più diffuse tra quelle rimaste in coltivazione e migliorando raccolta e commercializzazione per esaltarne al meglio la qualità organolettica.

 

Fonte: un articolo di Francesca Baldereschi, tratto da Nuovo Consumo, giugno 2018

Alimentazione Sana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *