Burro: nuovi studi lo indicano utile per la salute!

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L’uso del burro, legato all’allevamento del bestiame, risale a migliaia di anni fa e fa parte integrante della nostra cultura. Il sistema di produzione è semplice: basta mettere la parte grassa del latte in un recipiente e sbatterla a lungo.

  • A partire dagli anni 60 il burro è stato fortemente criticato, perché ritenuto una delle cause delle malattie cardiovascolari e dell’epidemia di obesità. Certo è che nel dopoguerra, grazie alla più diffusa agiatezza, il suo impiego è aumentato molto, accompagnato da crescenti problematiche di salute.

Inoltre, negli anni 60 si è scoperto che le popolazioni mediterranee, utilizzatrici di olio extravergine di oliva, non conoscevano malattie cardiovascolari né obesità. “Così, in modo prematuro – sottolinea il dottor Tommasini — si è addossata tutta la responsabilità a un solo gruppo di alimenti. E il burro è diventato il grande colpevole”.

Ma allora, come spiegare l’imperversare di queste patologie (ictus, infarto, aterosclerosi, angina…) ancora oggi, nonostante la sua messa al bando? Buona parte del motivo sta nella sua sostituzione con altri grassi, come oli vegetali e margarine, economici e ritenuti più sani.

  • Ma, purtroppo, ricchi di lipidi trans, figli di processi chimici che il burro non conosce e ben più responsabili di questo del rischio cardiovascolare e perfino del diabete tipo 2.

Negli ultimi anni si sta riconsiderando la correlazione tra i grassi saturi (di cui il burro è ricco) e il rischio cardiovascolare. “La maggior parte degli studi mostra un effettivo aumento del colesterolo LDL quando vi sia un elevato consumo di burro, ma spesso l’aumento dell’LDL è accompagnato da un analogo o superiore aumento del colesterolo HDL, fatto che spesso porta a un miglioramento complessivo del rapporto tra i due tipi di colesterolo – indice di aterogenicità – con una possibile riduzione del rischio” chiarisce l’esperto.

Quanto alle accuse relative all’obesità, non va dimenticato che la diffusione di questa è dovuta a molteplici cause, ma forse il dito va puntato soprattutto contro lo zucchero, che l’industria zuccheriera ha promosso finanziando studi che hanno invece screditato i grassi.

Ma quanto mangiarne?

  • “La prospettiva sul burro è cambiata, ma non le linee guida sul consumo dei grassi saturi” avverte l’esperto. Tuttavia, nell’ambito di una dieta variata ed equilibrata, un po’ di burro può trovare spazio, 2-3 volte alla settimana: il nutrizionista suggerisce il classico ricciolo spalmato sul pane, così da mantenersi ben al di sotto del limite quotidiano del 10% di grassi saturi.

 

Fonte: estratto da un bel servizio di Giuliana Lomazzi, su Più Sani Più Belli, novembre 2017 – Con la consulenza del dott. Maurizio Tommasini, biologo nutrizionista di Castiglion Fiorentino (AR)

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