Verza, secondo il mito nacque addirittura da Zeus!

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Conosciuta anche come cavolo verza o crauti, il suo nome scientifico è Brassica Oleracea. È una pianta nota fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali ed è attualmente diffusa in tutta Italia, soprattutto nelle regioni del centro Nord.

Appartiene alla famiglia delle crocifere, cioè con un fiore a quattro petali, a forma di croce ed ha uno stelo denso con foglie verdi o grigie.

Secondo un antico mito greco, la verza selvatica nacque dalle gocce sudate di Zeus ed era già utilizzata come pianta medicinale dai Greci stessi. In particolare, le donne che allattavano i loro bambini si alimentavano con la verza per assicurarsi di avere abbastanza latte.

I faraoni egiziani mangiavano grandi quantità di cavoli prima di assumere alcolici, pensando che li aiutasse a inibire gli effetti delle bevande. Da questa pratica, forse, deriva la credenza che cavoli e aceto siano un rimedio per alleviare i postumi di una bevuta alcolica. I Romani trovarono altre virtù di questo ortaggio: ad esempio veniva usato come antidoto, o come disinfettante in caso di ferite sotto forma di impacco.

  • Fino a qualche secolo fa il suo succo veniva usato come lassativo e con il suo brodo si curavano i problemi respiratori.

La coltivazione più diffusa della verza è quella autunno-invernale e ottime coltivazioni si trovano in Piemonte, in Lombardia, Trentino, in Veneto e in Emilia Romagna. In ogni caso, la coltivazione è molto diffusa perché fondamentalmente non ha bisogno di alcun particolare accorgimento.

 

Fonte: tratto da una articolo di Ilaria Lanfranchi, su Dimensione Benessere, gennaio 2018

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