Il bambino è ciò che mangia…..

Risultati immagini per obesità infantileIl bambino è ciò che mangia, ma soprattutto come mangia. Ne parliamo con Liliana Cocumelli, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione ABC – Aiutiamo i bambini a crescere.

Che rapportano hanno  oggi i bambini col cibo?

  • «Un rapporto a rischio di patologia, soprattutto, quando vari fattori (un evento stressante, una malattia materna, un bambino che chiede di continuo attenzioni, ritmi di vita frenetici), minacciano la comprensione dei reali bisogni del figlio, la spontanea sincronizzazione tra questi e le risposte di accudimento di chi si prende cura di lui, a partire dalla fase di assoluta dipendenza del neonato. Talvolta, infatti, l’adulto offre il cibo in risposta a un disagio non legato alla fame, oggi più che mai a causa delle pressioni socioculturali a cui la famiglia è sottoposta».

I genitori rappresentano un buon esempio a tavola?

  • «Di sicuro sono il primo esempio, ma non sempre positivo. Rappresentano un modello ‘sufficientemente buono’ quando mostrano la capacità di capire se la richiesta di cibo da parte del bambino è autentica, quando gli insegnano a tollerare la frustrazione, somministrata a piccole dosi, con modalità compensatorie, alternative al cibo, come ad esempio, il gioco. A volte i genitori stessi hanno acquisito quest’unica modalità per fronteggiare il disagio: mangiare come risposta all’insoddisfazione».

Che motivazioni psicologiche ci sono dietro l’obesità infantile?

  • «Il bambino può aver appreso a ricercare nel cibo un rifugio contro la tristezza o non aver ancora acquisito la capacità di autoregolarsi. Ma molto più spesso accade che è diventato un figlio invisibile emotivamente, ai cui bisogni psico-affettivi l’adulto risponde con un accudimento che passa esclusivamente dal cibo».

Quali consigli può dare ai genitori di bambini obesi o in sovrappeso perché ristabiliscano un corretto rapporto col proprio corpo e la propria percezione di sé?

  • «I genitori devono essere consapevoli della responsabilità che il loro ruolo comporta e del grande supporto che possono offrire ai figli. In pratica, devono aiutare i bambini a ri-decodificare correttamente lo stimolo fame, capendo se dietro all’impulso di mangiare non vi sia, invece, un’ansia da contenere, inoltre, offrire un’alternativa la bambino, diversa dalla merendina, per fronteggiare o tollerare un disagio. Andare a fare una passeggiata con la bici può essere un’idea».

Articolo di Rita Nannelli – fonte Nuovo Consumo, giugno 2017

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