Salsa di soia: meglio quella tradizionale…

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La salsa di soia è la regina dei condimenti dei ristoranti cinesi e giapponesi e ha ormai fatto capolino nelle dispense di molti italiani.

Alcuni pensano che sia da preferire come condimento all’olio di oliva, tipico della nostra cucina, perché ha pochissime calorie: più o meno 6 per 10 grammi, contro le quasi 90 dell’extravergine di oliva.

  • Il problema è però l’alto contenuto di sale che, come è noto, tra le altre cose aumenta la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari, oltre a favorire la ritenzione idrica, soprattutto nelle donne.

Hanno invece evidenze scientifiche i benefici dell’olio extravergine di oliva, che aiuta a prevenire le malattie croniche e quelle cardiovascolari, oltre ad abbassare il colesterolo cattivo. «Bisogna ripensare all’equazione tante calorie=pochi benefici», dice Ersilia Troiano, presidente dell’Associazione nazionale dietisti, «perché ormai la scienza ha dimostrato che non sempre è vero, anzi».

Esistono fondamentalmente due versioni di salsa di soia: quella classica e quella con meno sale. Si è portati a pensare che la seconda sia più sana, appunto per la minore quantità di sodio contenuta (generalmente 40% in meno). Ma se la salsa comune ha pochi ingredienti e tutti naturali – acqua, semi di soia, frumento e sale – l’altra ha sì meno sale, ma contiene anche etanolo, zucchero, acetato di sodo, acido lattico e acido acetico.

  • «Alla fine, specie se l’utilizzo che ne facciamo è episodico, è meglio consumare quella tradizionale», consiglia Troiano.

 

Fonte: estratto da un bel servizio di Francesco Biancosu su Ok Salute e Benessere, giugno 2017

Alimentazione Sana

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