Povere ma belle: il gusto delle zuppe toscane!

Dalla cucina contadina alle tavole di oggi conservano intatte tutto il loro fascino.

Le zuppe sono una delle preparazioni cardine della cucina povera e contadina. Spesso messe su con quello che c’era a disposizione nella dispensa o che avanzava dall’orto, ma anche utilizzando le carni e i pesci meno pregiati.

  • È così che sono nate la zuppa di farro, ora lgp, della Garfagnana, la zuppa di muscoli spezzina, la ribollita e l’acquacotta.

Caso emblematico è la mesciùa, zuppa di legumi e farro tipica della provincia della Spezia. Anche se ormai la ricetta consolidata prevede solo farro, ceci e fagioli cannellini, conditi con olio e pepe macinato, in origine era fatta anche con cinque o sei tipi diversi tra cereali e legumi come farro, grano saraceno, orzo, cicerchie, fave, lenticchie, ceci e fagioli cannellini. In teoria, quindi, la mesciùa spezzina non ha una ricetta fissa ma varia in base alla varietà degli ingredienti.

Una saporita mescolanza
La mesciùa non è altro che una gustosa miscela di ingredienti: nel dialetto spezzino infatti, il termine “mesciúa” significa proprio “mescolata”, “mescolanza”. La leggenda narra che il piatto simbolo di La Spezia sia nato al porto dove le mogli dei lavoratori sì recavano per raccogliere le granaglie e i legumi caduti dalle fenditure dei sacchi per poi utilizzarli per la preparazione di sostanziose zuppe, di volta in volta differenti. Un piatto povero nato dall’arte di arrangiarsi, ma dai risultati strabilianti per il palato.

Fonte: Tipico allegato a La Nazione: Guida ai prodotti toscani

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Alimentazione Sana

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