Pane e dintorni: dal forno alla pentola!

Buono da solo, ottimo in compagnia.
Un vero protagonista della tavola e della cucina.

Ammettiamolo, in Toscana, del pane proprio non se ne può fare a meno.

Quel pane non salato è così da centinaia di anni, tanto che anche Dante lo cita, indirettamente, nel Paradiso, per accennare alla profezia del suo esilio: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altru…”.

Unico nel suo genere, è perfetto per accompagnare tutti i saporiti salumi tipici della regione. Ma anche da raffermo, fa la sua figura.
Basti pensare alla ribollita, alla pappa al pomodoro, all’estiva panzanella e all’acqua cotta maremmana, o anche solo alla semplice bruschetta.

Se parliamo poi di fratelli e cugini del pane, una menzione speciale è per gli sgabei spezzini, lontani parenti delle ficattole toscane da riempire con ingredienti dolci o salati e gustare in tutta la loro bontà.

Specialità lunigianese sono invece i panigacci, un tipo di pane rotondo, non lievitato, cotto nei testi e da farcire con salumi o formaggi.

Senza saleCiò che contraddistingue il pane toscano, insieme a quello umbro, è la mancanza di sale.

Entrambe le cucine sono infatti caratterizzate da cibi molto saporiti (insaccati, cacciagione, e molti altri). L’uso di un pane non salato aiuta quindi a esaltare e valorizzare i sapori tipici di queste terre.

Fanno eccezione alcune zone in Versilia e a Massa Carrara, dove si usa il sale.

Per chi non è abituato, il sapore del pane toscano risulta quindi inizialmente insolito, proprio perché sciapo.

Viceversa, per i toscani che mangiano fuori regione, il dantesco “sapore di sale” del pane “straniero”, sembra quasi interferire con quello delle pietanze.

Questione di abitudine.

Fonte: Tipico, speciale allegato a La Nazione

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Alimentazione Sana

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