Mettiamoci un po’ di pepe…

«Il pepe non ha nulla per piacere né nel frutto né nella bacca. E dire che piace soltanto per il suo gusto amaro e lo si va a cercare nell’India» (Plinio, I secolo d.C.).

«Il pepe nero è un forte e rapido solvente che purga dalla flemma e favorisce la digestione. Il pepe bianco giova allo stomaco ed è utile nei dolori della tosse. Inoltre, previene efficacemente i brividi e i commovimenti della febbre» (Regimen Sanitas Salerni, cap. LXXIV, XII-XIII sec).

Secondo i Rinascimentali «pesto sottile e mangiato né cibi eccita gli appetiti».

Il sale speziato di Apicio contenente pepe nero e bianco era ritenuto quasi un medicamento contro l’insorgere di malattie, pestilenze e raffreddamenti.

Il pepe (piper nigrum) viene dalla famiglia delle Piperaceae.

La pianta è nativa dell’India, il frutto maturo è una bacca rosso scuro di circa cinque millimetri.

Lo stesso frutto in base alla differente lavorazione produce tre diverse tipologie di pepe: bianco, nero e verde.

Il pepe nero è, tra tutti i tipi, il più piccante e aromatico e viene prodotto immergendo le drupe immature in acqua bollente per alcuni minuti: segue poi l’essiccazione al sole che ne concentra i principi nutritivi, tra cui proteine, potassio, fosforo, ferro, calcio e niacina.

Manca la vitamina C, particolarmente abbondante invece nel peperoncino.

Il pepe bianco, al contrario, è meno piccante e aromatico del precedente e si ottiene per macerazione in acqua delle drupe ben mature, che vengono così facilmente private del mesocarpo (polpa) per sfregamento ed essiccate.

Fonte: Un articolo di Caterina e Giorgio Calabrese, tratto da Sette, 27/02/15

 

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