Frittura: sì o no? Risponde la nutrizionista Lyda Bottino…

Fonte immagine: https://www.leitv.it/cucina/ricette/ricette-natale-frittura-calamari-gamberi/

La cottura di un olio modifica la struttura dei grassi che lo contengono.

Ad alte temperature, infatti, si formano grassi detti “trans” (correlati a infiammazione cronica, resistenza insulinica, malattie cardiovascolari) e acroleina, sostanza che ad alte dosi diventa tossica, irritante per le mucose e potenzialmente cancerogena.

La temperatura alla quale un olio inizia ad alterarsi è chiamata punto di fumo ed è differente per i diversi oli.


Studi recenti, comunque, dimostrano che un “buon fritto” non è dannoso né per la salute, né per la linea, se….

 

  • si usa olio extravergine di oliva (olio col più alto punto di fumo) stando attenti che non si sviluppi fumo al di sopra della padella, in quel caso basta abbassare velocemente la fiamma;
  • non si conserva l’olio per successive fritture; l’olio va usato per una sola frittura e va cambiato appena imbrunisce;
  • si imita la frequenza a una, massimo due volte al mese;
  • “io normalmente consiglio di mangiare fritto a casa e non al ristorante perché così si è certi di come è stata fatta la frittura”.

 

Fonte: un articolo della nutrizionista Lyda Bottino tratto da Buono e Sano, febbraio 2018

 

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