Patate sì, ma occhio a cottura e dosi!

Fonte: Pixabay

 

Nemiche giurate della linea per molti, da molti altri a torto considerate verdure. Le patate appartengono al gruppo alimentare dei “cereali e tuberi”: insieme a pane, pasta, riso, mais, avena, farro ecc. rappresentano, dunque, la base della piramide alimentare per tutti, grandi e piccini.

In linea col profilo

Sebbene i carboidrati, costituiti principalmente dall’amido, rappresentino, in percentuale, una discreta quota dei nutrienti (18-20%), il profilo nutrizionale delle patate è caratterizzato da un contenuto di vitamine e sali minerali — in particolare fosforo, potassio, vitamina C e vitamine del gruppo C — di tutto rispetto.

  • Quasi assenti i grassi, discreto il contenuto di fibre alimentari e basso il contenuto proteico.

Alcune varietà di patate, come quelle viola, apportano inoltre quantità significative di antiossidanti, ad effetto benefico sulla salute.

Possibile che un alimento con questo profilo nutrizionale possa rappresentare un pericolo per la linea? La risposta è semplice: porzioni e modalità di cottura fanno la differenza. Basti pensare che, spesso, le porzioni abituali sono eccessive rispetto ai fabbisogni per età e che modalità di cottura come la frittura possono arricchirne, e molto, il contenuto di grassi. Come contorno, come primo piatto (gnocchi in testa), piatto unico (ad esempio, gli sformati), le patate devono quindi trovare il giusto posto sulla tavola, nel contesto di un’alimentazione varia e adeguata.

È uno dei prodotti alimentari più coltivati al mondo, con una produzione annua di oltre 380 milioni di tonnellate. Quella italiana si attesta intorno a 1,5 milioni di tonnellate l’anno e solo nel Belpaese se ne contano più o meno 90 varietà.

Quante e quali

Cominciamo con le porzioni. Quella di riferimento delle patate è pari a 200 g ed equivale a 2 patate piccole, mentre una porzione di riferimento di gnocchi è pari a 150 g ed equivale alla quantità di questi bocconcini impastati che riempiono un piatto fondo fino al bordo interno.

E ora le modalità di cottura: lesse, al forno, al vapore o al microonde, sono tantissimi i modi per cuocere le patate e gustarle con la minima aggiunta o, addirittura, senza l’aggiunta di grassi (e sale).

Una volta ogni tanto è permesso lasciarsi andare al piacere della frittura, con alcuni importanti accorgimenti, però. Innanzitutto la giusta temperatura: l’olio deve essere mantenuto in modo costante a 170-180°C, per permettere la formazione di una crosta croccante che, oltre a conferirgli sapore, garantisce un fritto più “leggero”, perché le patate assorbono meno olio. E poi la cottura in completa immersione e il taglio. Uno non vale l’altro: a sfoglia e a bastoncino sono quelli più indicati per ridurre la quantità di olio assorbita.

 

Fonte: un articolo della dietista Ersilia Troiano su Nuovo Consumo, gen/feb 2019

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Alimentazione Sana

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